29 anni fa la mafia uccideva Mauro Rostagno. Le iniziative per ricordarlo

29 anni fa la mafia uccideva Mauro Rostagno.  E domani, giorno dell’anniversario, sono tante le iniziative per ricordare il giornalista e sociologo torinese ucciso a Lenzi, frazione di Valderice. Alle 10 presso la Stele a lui dedicata a Lenzi sarà ricordato dalla comunità di Valderice e dai ragazzi delle scuole. Alle 11,30 poi la cerimonia laica al cimitero di Valderice.  Infine alle 17,30 al Molino Excelsior, «la rivoluzione e qui, adesso in questo momento», è il tema di un incontro con lo scrittore Giacomo Pilati.

«Questo è il 29° anno senza Mauro. Lo celebriamo attendendo la conclusione del Processo d’Appello che si sta celebrando in questi mesi a Palermo. Questo processo sarà uno degli ultimi atti di questa vicenda, che, per quello che ci riguarda, è la ragione stessa dell’esistenza della nostra Associazione» scrive  l’Associazione «Ciao Mauro». «Non crediamo che la sentenza di 2° grado del Processo Rostagno aggiungerà alcunché alla sentenza storica scritta dai giudici della Corte d’Assise di Trapani, ma ne attendiamo l’esito, convinti del fatto che i processi si fanno nei Tribunali, nei modi in cui gli uomini, organizzati democraticamente, fanno i processi. Continuiamo a pensare che le motivazioni della sentenza di 1° grado rappresentano un libro di oltre 3 mila pagine da studiare ed approfondire, perché rappresentano un bel pezzo della nostra storia recente e della nostra quotidianità. Sono pagine che danno sostanza a quello a cui abbiamo sempre pensato, e cioè che la verità processuale è arrivata troppo tardi a causa dell’inerzia e ai depistaggi degli inquirenti dell’epoca, ma è arrivata».

Video: Mafia, intervista (ritrovata e inedita) di Mauro Rostagno a Paolo Borsellino

Quando è stato ucciso, il 26 settembre 1988, aveva quarantasei anni e molte vite alle spalle. L’ultima, la più intensa, Mauro Rostagno la vive a Trapani. Nel capoluogo siciliano Rostagno arriva dopo un percorso travagliato. Leader con Renato Curcio del ’68 a Trento, dove da Torino si era trasferito per frequentare la nuova facoltà di sociologia, fondatore di Lotta Continua con Adriano Sofri, animatore del famoso centro culturale milanese, Macondo, punto di ritrovo di molti delusi dalla politica. Poi la scoperta delle filosofie orientali, il viaggio in India con la compagna, Chicca Roveri, la figlia Maddalena e l’amico Francesco Cardella. Infine l’ultimo approdo in Sicilia, a Lenzi, in provincia di Trapani, per dar vita a una comunità di arancioni, la Saman, che trasforma in una comunità per il recupero dei tossicodipendenti.

Ma l’impegno di Rostagno non si arresta: gli basta partecipare a una trasmissione di una piccola televisione locale, “RTC”, per capire la forza di questo mezzo. E così si reinventa giornalista, la sua passione di sempre, e dagli schermi di “RTC” inizia a denunciare le collusioni tra la mafia e la politica locale. La sua trasmissione segue, per esempio, tutte le udienze del processo per l’omicidio del sindaco di Castelvetrano Vito Lipari, nel quale erano imputati i boss mafiosi Nitto Santapaola e Mariano Agate. Ma quanto di queste trame oscure aveva intuito Mauro Rostagno? E’ stato vittima di un omicidio preventivo per quello che di lì a poco si apprestava a rivelare? Che cosa conteneva la videocassetta con la scritta “Non toccare” che conservava sulla scrivania e che dopo la sua morte è scomparsa? Di sicuro, sono in molti a testimoniarlo, negli ultimi mesi della sua vita aveva scoperto qualcosa di molto importante.

Fonte: http://www.tp24.it

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