Dopo la tentata fuga dal carcere di Trapani, Veneziano: “Quanto possiamo reggere ancora?”

Dopo il rocambolesco tentativo di evasione in massa, presso il carcere di Trapani, da parte di 4 detenuti di alto spessore criminale - abbiamo già parlato qui del macchinoso stratagemma di fuga - si è espresso anche Gioacchino Veneziano, rappresentante della Uil e Segretario Generale della Polizia Penitenziaria. 
Il tentativo di evasione in massa, molto “cinematografico”, viene commentato da Veneziano, il quale afferma amaramente che: “le nuove modalità custodiali, imposte da una nuova sentenza della Corte di Giustizia Europea dei Diritti dei Detenuti, prevedono che i detenuti debbano stare almeno 8 ore fuori dalle loro celle. Ovviamente, questa situazione crea dei problemi al sistema penitenziario italiano, perché una sentenza del 2016 non può essere ottemperata da tutte le strutture penitenziarie italiane, alcune delle quali sono addirittura borboniche, oppure dei primi del ’900.”

Veneziano sottolinea inoltre altre gravi mancanze: di personale, di tecnologie adatte e più che altro i fondi utili all’acquisto degli ormai necessari mezzi tecnologici.
Continua dicendo che: “la questione dell’organico, nella Polizia Penitenziaria, è una questione su cui da anni, ormai, ci battiamo. Dobbiamo tenere conto del fatto che si tratta di un lavoro h24, parecchio logorante; per cui, l’anzianità del personale di Polizia Penitenziaria si ripercuote inevitabilmente sulle prestazioni. L’età media del poliziotto penitenziale è di 52 anni. Il personale è anziano, la delinquenza è giovane.”

Riguardo la vicenda della tentata evasione, fortunatamente sventata, afferma che il merito è tutto personale della Polizia Penitenziaria, che ha agito in maniera molto professionale. Eppure si chiede: “quanto possiamo reggere ancora? Se il personale non se ne fosse accorto, ci sarebbe stata una grave evasione di massa.”
Difatti, anche se i detenuti che hanno tentato la rocambolesca evasione erano 4, in realtà, dato che il carcere ha ormai adottato questo regime “aperto”, nelle ore dedicate e con le celle aperte, si trovano a “piede libero” circa 100 detenuti alla volta.
La vicenda, se si fosse conclusa con l’evasione dei fuggiaschi, avrebbe fatto guadagnare un primato negativo al carcere di Trapani. Tutto ciò, sottolinea Veneziano, accade pricipalmente a causa pochi investimenti sull’apparato di sicurezza, la mancata manutenzione delle strutture: è vero, è stato adottato il “Piano Carcere”, ma intanto, come evidenzia Veneziano: “si sono intestarditi, con il Piano Carcere; si sono dedicati quasi esclusivamente alle nuove aree del carcere, i nuovi padiglioni: nel frattempo quelli vecchi cadono in pezzi.”

Veneziano, inoltre, ha stilato una relazione, rivolgendola al Ministro e al Capo del Dipartimento, in cui evidenza il fatto che la struttura del carcere di Trapani non è idonea a mantenere questo sistema di vigilanza, a contenere 250 detenuti, soprattutto in questo “regime aperto”.

“Chiederemo di sospendere questo regime aperto in questi padiglioni, dove non può esistere che tutti questi detenuti stiano a bivaccare, in quanto attività trattamentali o lavorative ce ne sono pochissime. In secondo luogo, chiederemo di non trattare tutti i detenuti nello stesso modo: dovrebbe essere prevista la premialità, nel sistema penitenziario. Chi non vuole essere rieducato – come questi 4 detenuti che hanno tentato la fuga, i quali si erano già macchiati di reati contro il corpo di Polizia Penitenziaria – non necessariamente dovrebbero avere accesso a queste sezioni premiali”. 

Fonte : http://www.tp24.it

 

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