Gli spedizionieri doganali discutono di Sportello Unico e controlli a Roma

Nel convegno ‘La via dello sviluppo. Mercato e dogane tra controlli e opportunità’ si è parlato del rapporto tra esigenze di mercato e repressione degli illeciti alla luce della più recente normativa doganale europea

 

 

 

 

 

 

Coniugare esigenze di mercato e repressione degli illeciti: il tema è stato al centro del convegno ‘La via dello sviluppo. Mercato e dogane tra controlli e opportunità’ organizzato a Roma dalla rivista Nova Itinera – percorsi del diritto nel XXI secolo e dal Consiglio Nazionale degli Spedizionieri Doganali (CNSD) che si sono proposti di analizzare e mettere a confronto i diversi approcci e le opinioni dei principali protagonisti del mondo doganale e degli scambi internazionali.

Obiettivo della discussione, nell’ambito di una tavola rotonda, coordinata dal magistrato Stefano Amore, direttore della rivista, è stato far luce sulle nuove metodologie di controllo e di analisi del rischio introdotte dalla più recente normativa doganale europea.

“Il nostro obiettivo – ha spiegato il Presidente degli Spedizionieri doganali Giovanni De Mari – è quello di creare un viatico verso lo Sportello Unico delle Dogane e dei Controlli (Sudoco) già previsto nel Decreto del Ministro Delrio e utile a consolidare e sviluppare ulteriormente la sinergia e il dialogo tra le realtà chiamate ad esercitare i controlli, in Italia particolarmente numerose”.

Lo sportello, ha aggiunto, è “uno strumento importante che sotto l’egida dell’Agenzia delle Dogane consentirebbe la crescita decisa di questa collaborazione. De Mari ha poi concluso: “Dovremo ricercare il giusto equilibrio tra la fluidità dei traffici e la difesa dei diritti comuni come quello della sicurezza, i due poli caratteristici da conciliare dell’internazionalizzazione degli scambi”.

Scambi che sono fondamentali per tutti i paesi ma imprescindibili per l’Italia, data anche la sua particolare vocazione all’export, e quindi da valorizzare al massimo.

Secondo l’Istat, nei primi 8 mesi del 2017 le esportazioni hanno infatti vissuto una crescita complessiva del 7,47%, che diventa del +8,4% se si guarda ai soli scambi verso paesi extra UE.

Nel 2016 il volume complessivo delle merci vendute sui mercati internazionali totalizzava in valore circa 16mila miliardi di dollari, e il 3% di questo era rappresentato dall’export italiano.

“Il sistema dei controlli – ha spiegato il vice presidente del CNSD Enrico Perticone – è fondamentale sia per la sicurezza sia perché esso rappresenta un asset di valore anche per la competitività delle imprese a livello internazionale”.

Ad incidere profondamente sul sistema degli scambi, ha aggiunto Perticone, non è infatti “solo la leva fiscale ma anche quella del controllo merceologico che confluisce e si concentra proprio nella fase doganale. Ecco perché diventa importante contare su uno strumento come lo Sportello Unico che facilità l’operatività tra i soggetti deputati, appunto, al controllo”.

 

Panfalone (Federagenti): “Da ‘Fronte del porto’ a ‘città di robot’, ma per le banchine rimane sempre indispensabile una Dogana efficiente”

 

Alla tavola rotonda del convegno romano, ha fatto da prologo una relazione introduttiva affidate al Vice Presidente di Federagenti, Gaspare Panfalone, titolare del Gruppo Trident e di Sanges Logistic di Trapani, sponsor dell’evento.

“Esiste un’immagine chiara di un’era ormai scomparsa: nel film ‘Fronte del porto’ di Elia Kazan (1954), Marlon Brando interpreta il muscoloso portuale Terry Malloy, personaggio irrimediabilmente datato, la rappresentazione perfetta di come sono radicalmente cambiati i maggiori porti di oggi, che possiamo considerare sempre più come città di robot dove addetti in camice bianco programmano sui computer il lavoro di gru imponenti, che fanno volteggiare in aria  container fra navi giganti, treni merci e colonne di camion” esordisce l’imprenditore portuale siciliano. “Qualunque sia il giudizio che si può formare sui benefici e sui vantaggi della globalizzazione, questo mondo ne è rimasto segnato profondamente. Secondo l’economista americano Mark Levinson, tali cambiamenti sono imputabili in larghissima parte a come si è evoluto il trasporto marittimo internazionale, soprattutto a causa della trasformazione subita con l’avvento del container, un recipiente universale diventato, oggi, strumento essenziale della globalizzazione; come il flusso delle informazioni è stato trasformato da computer e internet, il flusso planetario delle merci è stato rivoluzionato, prima ancora, dall’avvento del ‘box’.

Questa rivoluzione ancora in corso, riguarda il sistema industriale ed economico nazionale e mondiale, determinando una fortissima accelerazione del commercio internazionale; all’interno di complessi meccanismi economici, in cui le relazioni si intensificano e si estendono, imprese e istituzioni sono costrette a rispondere, pena l’esclusione, a strategie di adeguamento ai nuovi paradigmi ambientali. I porti, centri recettivi dei flussi merceologici in e out, devono misurarsi con questa adeguatezza, necessitando di infrastrutture e reti viarie di collegamento col territorio.

La Dogana, con riferimento a questi flussi, ha un ruolo obbligatorio di registrazione, osservazione ed infine di selezione dei stessi flussi per poi applicare il controllo, valenza fondamentale giacché salvaguarda gli interessi erariali dello Stato e della Comunità e vigila affinché il commercio si svolga secondo le regole internazionali sottoscritte dai paesi; aspetto estremamente complesso, poichè si deve mirare al raggiungimento dei citati obiettivi senza pregiudicare la fluidità dei traffici. È proprio questo che ci permette di misurare l’impatto della Dogana sui flussi merceologici di sua competenza” prosegue Panfalone. “È innegabile che un’istituzione Pubblica come la Dogana sia indispensabile per non rallentare questi fenomeni industriali e commerciali sempre più accelerati ed al contempo garantire i controlli ed il rispetto dei principi di legalità necessari per la salute dello stesso commercio internazionale; in quest’ambito gli agenti marittimi devono misurarsi al fine di permettere che si realizzino entrambi gli obiettivi. Complessivamente l’attività di controllo, insita nella missione istituzionale della Dogana, deve garantire sicurezza (arrestando i flussi irregolari di  impatto massimo) e fluidità del traffico commerciale, evitando un rallentamento nei flussi regolari.  Ciò, in definitiva, è quanto si richiede ad una Dogana efficiente: capacità di adattamento ai nuovi scenari ambientali garantendo sicurezza e rispetto delle regole vigenti sul commercio internazionale; quindi è attualissima la discussione che riguarda la via di un reale sviluppo che possa coniugare le esigenze di un mercato sempre più incalzante con quelle dei controlli” conclude l’agente marittimo trapanese.

Fonte: http://www.ship2shore.it

 

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