Il racconto del testimone che ha visto Messina Denaro: “Si è rifatto il viso in Bulgaria”

Ma insomma, cosa c’è scritto  nell’articolo del settimanale “L’Espresso” sul testimone che ha visto Matteo Messina Denaro? Sono due le scuole di pensiero: c’è chi dice che sia un racconto molto interessante e affidabile.

C’è chi dice che già solo il fatto che sia stata pubblicata questa storia rende la pista “scoperta” e quindi non più interessante per gli inquirenti che cercano il boss di Castelvetrano dal 1993.

Certo è che si tratta di un verbale passato ai giornalisti de L’Espresso da fonti interne alla Procura antimafia di Firenze e da loro pubblicato. Il verbale di un uomo che racconta, appunto, di aver visto Messina Denaro e di essere stato con lui.

Chi è il testimone? “Toscano di 45 anni con qualche disavventura giudiziaria e vecchie amicizie con siciliani legati a Cosa nostra e calabresi di clan della ’ndrangheta”.

Ha consegnato una valigetta a Matteo, o come lo chiamano in Toscana (che sembra essere, stando al racconto, la sua seconda casa) “lo Zio”. Ecco il suo racconto agli investigatori:

«Ho conosciuto Matteo Messina Denaro di persona tra il 2005 e il 2006. Ci siamo visti la prima volta al cancello di uscita del porto di Palermo. All’incontro erano presenti, oltre allo “Zio”, tre persone, due siciliani e un calabrese. Questi ultimi li conosco da diverso tempo. Ma è stato il siciliano, tre giorni prima dell’appuntamento issato a Palermo, a contattarmi offrendomi di lavorare con lui. Ho accettato. Ci siamo visti ai bungalow del carnevale di Viareggio e qui mi ha consegnato una valigetta che conteneva denaro contante che dovevo portare in Sicilia. E così sono partito per questo viaggio che mi ha portato al cospetto del capo della mafia».

Ancora: «Sono sbarcato dalla nave e mi sono diretto al punto del porto in cui il siciliano mi ha indicato per incontrarci, e qui l’ho trovato in piedi accanto ad un’automobile. Dentro ho visto una persona seduta, era Matteo Messina Denaro. È sceso e mi ha salutato con un cenno della mano. Avevo ripassato tante volte nella mia testa quel momento e stando lì davanti allo “Zio” adesso non mi venivano fuori le parole, sembravo quasi paralizzato, la bocca cucita. Immobile per pochi secondi. È bastato un piccolo cenno del siciliano ed ho consegnato la valigetta al calabrese che l’ha passata allo “Zio”».

Circa la sua descrizione:  «Matteo Messina Denaro quando l’ho visto era fisicamente robusto, di carnagione scura, i capelli mori tirati all’indietro e portava occhiali scuri».

E’ diverso dagli identikit che girano, a cominciare dal naso “più affusolato”. Secondo il testimone, il boss si muove in Toscana, ha soggiornato in provincia di Pisa, va spesso a Lamezia Terme, dove gode dell’appoggio della ‘ndrangheta.

Queste dichiarazioni sono al vaglio della Procura distrettuale antimafia di Firenze. Le scene degli incontri riservati raccontati dal testimone,  che riguardano anche un componente della famiglia di Matteo Messina Denaro, si svolgono in una trattoria vicino allo scalo aereo di Pisa.

Matteo Messina Denaro è stato più volte curato in una clinica di eccellenza della zona, dove è stato sottoposto alla dialisi. In questa clinica ci sarebbe un medico disposto a collaborare con l’organizzazione dei calabresi per rilasciare anche certificati falsi. Secondo le informazioni il latitante avrebbe frequentato anche altri centri clinici stranieri, non solo per curare la sua salute precaria ma anche per sfuggire alle ricerche degli investigatori e così «si sarebbe rifatto anche i polpastrelli e il volto in Bulgaria». “Lo Zio” avrebbe grossi problemi di vista, così seri da non permettergli di guidare la macchina.

Fonte: https://www.tp24.it

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