Lo strano caso della vicenda PUMO

Per una volta siamo d’accordo con il Procuratore Della Repubblica Cartosio, già aggiunto a Trapani ed ora capo a Termini Imerese. Era stato Ambrogio Cartosio, salutando i suoi colleghi magistrati di Trapani, ad ammonire sul rischio di “costruire brillanti carriere sulle infamie gettate addosso a chi è solo indagato”. Cartosio si rivolgeva ai suoi colleghi p.m., ma che dire quando a sbagliare sono i magistrati giudicanti ?

Come nel caso di cui è stato protagonista il vigile Nino Pumo, personaggio famosissimo in città, soprattutto per la sua irreprensibilità, la sua onestà, il suo essere a servizio (qualcuno potrebbe aggiungere: anche troppo) della legalità. Il suo soprannome :”vigile sceriffo”.  Pumo non è mai stato amato da tutti i colleghi all’interno del comando; ma non solo lì, per questo suo essere al servizio della legalità che lo vedeva sempre a contatto con forze dell’ordine, magistrati ( non tutti ndr)etc. Nemici, ovviamente, i tanti personaggi non proprio di specchiata moralità. Sono stati in tanti a gioire allorchè diventa definitiva una condanna per Pumo a due anni di reclusione e uno di interdizione dai pubblici uffici. L’accusa: essersi appropriato di un borsellino casualmente trovato da una signora durante il mercatino di Piazzale Ilio, consegnato a Pumo che, come ha subito riferito ai suoi colleghi quello stesso giorno, lo restituì poco dopo ad una signora che lo cercava. Una storia normale di tutti i giorni, almeno apparentemente.

Non così per Pumo. Ed infatti, guarda caso, la signora del ritrovamento e della consegna a Pumo del borsellino qualche giorno dopo si reca al comando per chiedere che fine avesse fatto quel borsellino che, così asseriva, era rigonfio di denaro. Motivo di questa “strana” curiosità? la ricompensa che spetta per legge. Da aggiungere che Pumo sia alla consegna che alla riconsegna alla “vera” proprietaria non aveva fatto alcun verbale, quindi niente generalità. Per lui era un fatto banale. Non poteva immaginare che il tutto si sarebbe trasformato in una tragedia: la sua. Parte la denunzia, avvallata anche all’interno del palazzo, non solo quello del comando ma anche di palazzo D’Alì. Agli atti infatti anche una lettera del primo cittadino del tempo ( Fazio ndr) che esprime giudizi non richiesti non certo lusingheri sul vigile. Il processo e la conclusione in Cassazione: Pumo condannato a due anni di reclusione, scontati ai domiciliari e l’interdizione per un anno dai pubblici uffici. Insomma un quasi addio alla “sua” adorata divisa da “Vigile sceriffo”. La conclusione di una brutta storia iniziata nel 2010 e finita, sembrava, nel 2014. Una storia nota alla città proprio perché noto era il suo protagonista.

Ma “il diavolo  fa le pentole e non i coperchi”. Un coperchio. Sotto forma di un articolo scritto sul Giornale di Sicilia dal collega Gianfranco Criscenti nel luglio del 2015 riguardante questa storia e soprattutto la dichiarazione del comandante dei vigili urbani Gino De Lio che fa riferimento ad un borsellino, giunto anonimamente, che da tempo si trova custodito negli uffici.  Pumo con i suoi legali  chiede e ottiene di riattivare l’indagine: è quello, nessun dubbio, il borsellino “perso” al mercatino da una sconosciuta signora. Dentro non c’erano cifre enormi ma solo 35 euro e due monete da 500 lire ormai fuori tempo. Ottiene la revisione del processo e, finalmente, a Caltanisetta la verità viene a galla. Assolto. Può rivestire con onore la divisa e riattacare anche tutte quelle decorazioni acquisite nel tempo con il suo lavoro.

Tutto finito? Forse. Non è solo Pumo a sospettare che qualcuno potrebbe avergli giocato qualche brutto scherzo. In passato qualche episodio che con il caso di Pumo ha somiglianze si è verificato. Anche quella volta, però, la verità ha trionfato.

Fonte: http://www.tvio.it

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