Regionali, dieci giorni al voto. Più confusione che mai…

Mancano poco meno di dieci giorni e i siciliani saranno chiamati a votare.

Il 5 novembre dalle ore 8.00 del mattino fino alle ore 22.00 ogni singolo elettore sarà chiamato ad esprimere la propria preferenza per il rinnovo del Parlamento siciliano e del futuro presidente.

Un sondaggio per le strade palermitane, di qualche giorno fa, ha rivelato come molti elettori non abbiano la benchè minima idea per cosa si andrà a votare, a malapena conoscono i nomi dei candidati governatori.

E’ la fotografia di uno scollamento tra politica e cittadini, un divario che è destinato ad acuirsi, ancor più, se non la si smetterà di parlare con tecnicismi burocrati o, peggio ancora, con il verbo quasi sempre declinato al futuro.
Ed è difficile, in un tempo in cui tutto è social, trovare punti certi dai quali partire, con i quali costruire un percorso politico semplice e vivo in dialettica.
I partiti non comunicano bene, nel frattempo al loro interno hanno beghe da risolvere, vecchie gelosie si posizioni acquisite come fossero eredità da non farsi scippare. Sempre lontani dal concetto che la politica è un divenire, fatto di condivisione e non di intestazioni di singole battaglie.
Le lotte interne, divisorie, a destra come a sinistra, hanno già dato ampia dimostrazione che quando la corda si tira troppo qualcuno, che si scoccia, la molla e dall’altra parte non resta che un unico movimento: culo a terra.
Poi ci si chiede perché il cittadino è lontano dalla politica, ha la nausea solo a parlarne. Non va a votare o vota di pancia.
Ripercorrere all’indietro le tappe di un percorso umanizzato non farebbe male, capire che in campagna elettorale non si sta parlando ad una massa di ipotetici elettori ma a sensibilità diverse farebbe acquistare punti all’aspirante deputato.
Intanto sarebbe già un successone convincere una parte del partito degli astenuti a recarsi alle urne, non sono necessari discorsi aulici sulla necessità di espressione della democrazia, sulla scelta consapevole del futuro della Regione. I candidati, tutti, dovrebbero comprendere che l’astensione è un processo che ha portato il cittadino ad assumere una posizione neutrale, quella posizione è valida. Come un voto. Ed è lì che bisogna captare i segnali e tramutarli in diversa volontà, perché nell’urna non ci sono schede elettorali che valgono più delle altre, tutte hanno lo stesso peso. E l’antipolitica sviluppata negli ultimi anni altro non è che una necessità di partecipazione, esasperata.
Lo sappiamo, la politica non ha dato buona prova di sé ma non può albergare il populismo fanatico del “ tanto sono tutti uguali”, non è vero.
L’astensione non è un messaggio alla politica è la consapevolezza che altri avranno scelto al posto vostro.
Questo dovrebbero dire instancabilmente tutti i candidati e soprattutto i premier che da oggi arriveranno in Sicilia, a cominciare da Matteo Renzi.
Questo è l’ultimo week-end prima del voto, Renzi arriverà nella prima mattinata di oggi, poche ore per sostenere le ragioni del voto al candidato presidente Fabrizio Micari.
Beppe Grillo sarà a Catania e poi a Palermo domenica, insieme a lui Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio e il candidato governatore grillino Giancarlo Cancelleri.
Domenica arriverà Matteo Salvini, a sostegno di Nello Musumeci, che già lunedì sarà su un treno siciliano per raggiungere da Trapani la città di Ragusa. Giorno 1°novembre dovrebbe essere la volta di Silvio Berlusconi, il condizionale è d’obbligo visto che il Cavaliere ha già rinviato più volte la data e ancora il programma è da definire.

Fonte: http://www.tp24.it

 

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