Il “fronte del porto” visto da Gaspare Panfalone

“Per Trapani non sono pessimista ma rischiamo…”

Ci rendiamo sempre più conto che lo sviluppo del nostro territorio passa irrimediabilmente dallo sviluppo di strutture fondamentali di logistica come porto ed aeroporto. Da oggi desideriamo trattare l’argomento porto in maniera più analitica e soprattutto, prima di analizzare in maniera seria le criticità reali e le prospettive del nostro porto, cerchiamo
d’inquadrare innanzitutto il fenomeno economico che sta alla base dell’economia dei porti che è quello che riguarda i trasporti marittimi, partendo dalla conoscenza del loro ambito internazionale e globale. Ne parliamo con l’avv. Gaspare
Panfalone, operatore marittimo che esercita la sua attività imprenditoriale nel settore, oltre che nel porto trapanese anche in altri porti italiani e siciliani, profondo conoscitore dell’argomento. Gaspare Panfalone è componente del tavolo di partneriato dell’Autorità di sistema Portuale del mare di Sicilia Occidentale, è Presidente Regionale dell’Associazione
degli Agenti Marittimi (ASAMAR SICILIA) e Vicepresidente nazionale della stessa Federazione (FEDERAGENTI).
Quanto è importante il trasporto
marittimo nell’economia di un
paese o di una regione e come
si stanno evolvendo gli stessi trasporti
marittimi?
“I maggiori porti di oggi sono radicalmente cambiati. Come nel film “fronte del porto” li possiamo considerare sempre più come “città di robot dove addetti in camice bianco programmano sui computer il lavoro di gru imponenti, che fanno volteggiare in aria container fra navi giganti, treni merci e colonne di camion”. Oggi viviamo l’epoca del più grande spostamento dei confini tra ricchezza e povertà. Quella che viene chiamata globalizzazione è la conseguenza sia dell’evoluzione delle “tecno-scienze”, sia di cruciali decisioni politiche che l’uomo ha preso dopo la seconda guerra mondiale. I cambiamenti degli ultimi decenni sono ormai una costante nel paesaggio economico che fa da sfondo all’esistenza umana: ormai si è abituati a darli per scontati.”

E sono stati determinati dalla crescita
dei trasporti marittimi?
“Direi proprio di sì. Secondo l’economista americano Mark Levinson, tali cambiamenti sono imputabili in larghissima parte a come si è evoluto il trasporto marittimo internazionale, soprattutto a causa della trasformazione che esso ha subito con l’avvento del trasporto marittimo della merce tramite i containers. Levinson, a sua volta, sostiene che questo
motore di cambiamento è “the box”- la scatola: – l’invenzione di una semplice scatola di metallo, mezzo secolo fa, ha cambiato il nostro universo senza che ce ne accorgessimo. Le conseguenze di questo “banale, brutto parallelepipedo di ferro” che è il container, sulla vita delle persone, sulla geopolitica delle nazioni, sul diritto privato e pubblico, sono così grandi da poter essere paragonate per importanza alla nascita e diffusione dell’informatica. Invero, se il flusso delle informazioni è stato trasformato da computer e internet, il flusso planetario di tutte le merci è stato rivoluzionato dall’avvento del container. Gli ingredienti del pranzo di oggi, i mobili di casa, gli smartphone o i tablet , perfino parte dei vestiti che indossiamo in questo momento, tutto ciò che si può trovare al supermercato o nelle boutique, è arrivato via mare, su tir o su treno, imballato e caricato in uno dei milioni di containers che attraversano i continenti, nel viavai incessante del commercio planetario. Al giorno d’oggi è quasi scontato che le merci cinesi arrivino nelle case dei cittadini a una frazione del costo di quelle fabbricate in Italia, ma in realtà il crollo dei costi di trasporto rappresenta uno degli elementi più incisivi, nell’ambito del cambiamento della logica degli scambi. C’è stata una fortissima accelerazione economico commerciale, negli ultimi decenni, ed è stata caratterizzata da dinamiche e da logiche competitive così esaltate da coinvolgere interi settori e aree geografiche. Tale processo in cui il commercio internazionale agisce è elemento fondamentale dello sviluppo economico di un territorio è, quindi, l’ambito in cui gli armatori, i porti e le Istituzioni Pubbliche sono assolutamente determinanti per garantire un reale progresso ed un reale benessere di una comunità. Siamo addirittura di fronte a un sistema economico in cui le navi, a causa delle dimensioni, possono avere difficoltà addirittura a trovare porti adeguati all’approdo. I porti devono misurarsi con questa adeguatezza, necessitando
sempre più, pena l’esclusione, di infrastrutture e reti viarie di collegamento. In definitiva quindi il reale sviluppo di un territorio come il nostro passa necessariamente dallo sviluppo di un porto”.
Qual è il suo pensiero sul porto di
Trapani adesso ?
“La realtà odierna del porto di Trapani, soprattutto dal punto di vista delle infrastrutture e degli investimenti non fatti o sospesi è sconcertante e deprimente. I lavori di ristrutturazione sono fermi da decenni e proprio per queste ragioni il porto e la sua economia non riescono a decollare; il porto rischia di perdere la sua identità (si pensi che il Piano Regolatore Portuale è fermo al lontano 1962 e che praticamente nel porto non è stato fatto mai un dragaggio serio, lasciando il pescaggio del porto a quello originario e naturale di 8 metri, così limitandone fortissimamente la crescita e lo sviluppo). Penso che da questo punto di vista il porto è stato dimenticato dalla classe politica e dirigente. Dal punto di vista commerciale, sono indiscutibili le note positive che vengono dal trasporto passeggeri per le isole Egadi. Per il cabotaggio la situazione è veramente critica: oggi questo traffico è pressoché assente, in pochi anni abbiamo perso praticamente tutte le linee (Trapani- Cagliari, Trapani-Tunisi, Trapani-Civitavecchia, Trapani Salerno, Trapani Formia), recentemente si è ripresa la linea Trapani Livorno Genova, ma in maniera incomprensibile gli autotrasportatori trapanesi non la stanno supportando. Il traffico containers mantiene le posizioni, il cui sviluppo è comunque strettamente condizionato dal pescaggio limitato del porto e che comunque, al di là di un leggero incremento dell’import, effettua i soliti circa 15.000 movimenti l’anno trainati dalle spedizioni di export del marmo (tra 7.000 e 8.000 containers l’anno).
Per quanto riguarda il crocierismo, grazie ad investimenti provenienti solo da privati, si è riusciti ad inserire Trapani negli itinerari dei grandi armatori ed operatori turistici internazionali, raggiungendo il picco di alcuni anni fà di quasi 150mila passeggeri. Ciò nonostante il traffico non riesce più a crescere e vive stagioni altalenanti determinate soprattutto
dalla carenza e dall’insufficienza delle strutture del porto. Occorre organizzare di comune accordo con la nuova Autorità Portuale di sistema nuove politiche di comunicazione del porto di Trapani e del suo territorio,”
Quindi lei è pessimista per il futuro
dello scalo marittimo?
“Direi di no. Penso, invece, che proprio per le ragioni economiche sopra esposte, Trapani ha tutte le caratteristiche per potere entrare a pieno titolo in una logica industriale che tiene conto della menzionata evoluzione dei traffici marittimi. Trapani ha una posizione strategica unica, è al centro del mediterraneo, mare che a sua volta è al centro dei traffici marittimi internazionali; direi che il porto di Trapani è “al centro del centro”. La chiacchierata con l’avvocato Gaspare Panfalone prosegue nell’edizione odierna.

Fonte: http://www.illocalenews.it/

 

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